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La Regione Ticino, 21.02.2009, Elio Inselmini

Senza un parco non sarà poi la fine del mondo

Leggo sui quotidiani di sabato 14 e mercoledì 18 febbraio uno scambio di opinioni sull’opportunità, o meno, di esaminare la variante di parco regionale. La proposta di studiare questa soluzione è stata presentata da tempo nelle riunioni delle varie associazioni e sulla stampa da diverse persone, più o meno rappresentative ma comunque degne di essere ascoltate. I promotori del parco nazionale hanno praticamente ignorato questi interventi marciando cocciutamente sulla loro strada e facendosi forti dell’adesione della maggior parte degli amministratori dei comuni interessati. Non meraviglia l’adesione di questi ultimi che, nel loro territorio, sono toccati solo in modo marginale per non dire insignificante. Per loro, che avranno comunque un peso importante al momento della votazione, si prospetta – forse – qualche vantaggio e comunque non hanno nulla da perdere. Un po’ diversa è la visione di chi si sente sempre più condizionato  e regolamentato da progetti, leggi e decreti che tendono a limitare la libertà di vivere il proprio territorio. Tutto ciò per teoricamente poter beneficiare delle prospettate “importanti ricadute economiche” delle quali il vero valore rimane per ora immaginario e ben sfruttato a scopo promozionale, ma poco documentabile e comunque tutto da verificare. Personalmente vivo la valle Bavona – che sembra essere la zona più toccata dal progetto parco nazionale – da quando sono nato e ancora oggi vi trascorro la maggior parte del tempo libero. Conosco molto bene la gente che vi abita e sento le reazioni. Proprio per questo posso affermare senza timore di sbagliare che la maggior parte della popolazione della valle è scettica o contraria al progetto di parco nazionale proposto. La gente, seppur informata solo in modo parziale e poco chiaro, per non dire tendenzioso, ha però capito che dovrà sacrificare molto a confronto dei vantaggi  dei quali beneficeranno solo in pochi. Bene ha fatto il comune di Cevio a fermare il progetto in attesa di chiarire i diversi dubbi e di vederci chiaro da subito sugli eventuali, per ora ipotetici, vantaggi. Non si tratta di fare i reazionari o di essere contro lo sviluppo delle valli. Si tratta invece di saper interpretare democraticamente la volontà della popolazione.
Tornando agli articoli citati all’inizio, constato che ora scendono in campo anche gli operatori tecnici Gianoni e Giacomazzi che sono stati onorati di un mandato di progettazione milionario. Incarico che è finanziato da enti pubblici, siano essi fondazioni, Confederazione, Cantone o altro. Ma quello che mi lascia più perplesso è che il loro intervento, da persone interessate, si concentra sullo sminuire il valore di parco regionale piuttosto che valorizzare il loro progetto. Se poi, come scrivono, “… un parco regionale nel locarnese sarebbe uno fra i tanti”, questo non  esclude che possa essere studiato. Forse, i due pianificatori, avrebbero potuto impiegare meglio il loro tempo spiegando ai promotori del parco nazionale, come si deve informare la popolazione in modo trasparente, senza vendere fumo e con chiarezza, per fugare i dubbi e rispondere alle domande tuttora inevase. Se qualcuno oggi vuole valutare la variante di un parco regionale deve poterlo fare liberamente e va incoraggiato e sostenuto, senza per questo che promotori e progettisti del parco nazionale si sentano vittime di ostruzionismo. Armando Donati ha esposto molto bene le motivazioni che si riassumono nel titolo del suo articolo: “Ok a un parco solo regionale, purché condiviso dalla popolazione”.
Solo con il consenso della popolazione si potrà giungere alla realizzazione di uno di questi parchi. Contrariamente vorrà dire che in Vallemaggia non ci sarà nessun parco, e non sarà poi la fine del mondo!