Il progettoParco regionaleMediaUomo e naturaTurismoAgricolturaImmagini Contatto

La Regione Ticino, 28.02.2009, Giacomo Fiori

Un "parco per lupi"?

Non c’è ancora una denominazione ufficiale di Parco e pare sia già infestato dai lupi, e per sentito dire sembra siano anche molto voraci... ma non di carne, bensì di soldi pubblici pagati anche o forse in maggior parte dal Cittadino contribuente.

Sono ormai molti anni che i cittadini delle nostre valli reclamano che il problema dei grandi predatori viene preso troppo alla leggera dalle nostre autorità e quindi bisogna barcamenarsi alla bell’e meglio. Parco o non parco, noi siamo un Parco, e sfido qualsiasi persona che se ne intende ad affermare il contrario, si collochi quindi l’etichetta “Parco” punto e basta.

Vincoli e divieti negli ultimi anni ne sono stati imposti a sufficienza vedi bandite e restrizioni tra caccia e pesca e nuove proibizioni avrebbero solo l’unico effetto di spopolare ancora maggiormente le zone più periferiche.

Eh no, troppo bello e semplice così e allora largo a infiniti studi che di conseguenza creano incomprensioni, litigi, ricatti e a una corsa sfrenata a chi arraffa più soldi. Studi che si annullano l’uno con l’altro, commissioni inconcludenti che hanno l’unico scopo di trovarsi a mangiare e bere, e così di seguito fino all’esaurimento delle scorte che se fossero state investite sul territorio avrebbero almeno fruttato qualcosa. Non dobbiamo neppure dimenticare che questi studi non vengono svolti nelle valli, dove potrebbero al limite creare qualche indotto fiscale, no come sempre nei centri così che ad approfittarne sono sempre i soliti. Sottolineo che è una tendenza suicida che i nostri Comuni attuano ormai da anni con la scusa che “in Valle manca la gente competente”. Tornando al parco pare che la preda sia alquanto succulenta per i vari attori parassitari che si avventano in massa con il risultato che spolpata di tutta la carne ai carnivori del posto non rimarranno che le ossa luccicanti utili al massimo a un brodino per la minestra. E così via, un’altra occasione perduta di dare qualcosa agli ultimi “Aborigeni” rimasti e infine alle nostre autorità non rimarrà che inviare alcool di pessima qualità nella speranza che schiattino in fretta come con gli Indiani d’America, e sepolto il problema, finito il problema.